Proseguiamo

Tregua meteo finalmente. Piazzale pulito tra mille peripezie e sballati pareri del padrone di casa. Poco sale distribuito in malo modo da un non meglio identificato personaggio che ha ballato sul ghiaccio per qualche minuto (tra le nostre occhiate fugaci tra un cliente e l’altro), munito di paletta da sabbia e cappello rosso fuoco, in elegante contrasto con il biancore della neve.
Ancora diversi cartoni sdraiati sulla soglia d’ingresso e davanti alle casse: non potete immaginare il laghetto nel quale sguazzerebbero i clienti in attesa alla cassa….
Tuttora presente l’avviso ” pavimento sdrucciolevole ” a scanso di equivoci e/o voli acrobatici da parte di clienti spavaldi.
Anticipo di pulizie di primavera, con massiccio svuotamento di archivi vari: misteriosi millepiedi dalle lunghe zampe sono strisciati fuori da sotto scansie dimenticate dalla notte dei tempi: lo so non e’ il massimo, ma ciò conferma che non siamo soli…
Questi scenario post atomico e’ stato indorato da un velo di un paio di centimetri d’acqua fuoriuscita dal cesso (mi si passi la delicatezza): grazie al cielo nulla di innominabile ha scorrazzato sul pavimento.
Sul fronte operativo si notano segnali di tensione mista ad un serpeggiante scoramento. Neppure la direzione generale riesce a dare direzioni precise…anzi no…direi concrete: in sostanza un programmatico “armiamoci e partite” deve guidare i nostri passi; tutto si gioca sulla buona volontà del bancario di turno: in un mondo di banche indifferenti, tocca al bene amato bancario fare la differenza. Attendo pareri in merito.

Eh ma guardi che bagnato

Quando si dice “non essere mai contenti”.

In banca; fuori c’e’ la neve, anzi il ghiaccio e la neve.

La gente cammina con scarponi pesanti. Suole di gomma scolpite o “moon boot” o dopo sci che dir si voglia.

La gente entra nei locali pubblici ove, nella maggior parte dei casi, il pavimento a contatto con il bagnato, diviene sporco e scivoloso.

Bene; fin qui normale.

Primo cliente: “Ah ma come si scivola quando si entra! bisogna fare qualcosa eh!?”

Primo intervento: non avendo altro, rimediamo con vecchi “sole 24 ore” posizionati nelle porte di entrata.

Secondo cliente: “Eh ma guardi che bagnato!”

Secondo intervento (il bagnato l’hai fatto tu entrando con dei canotti ai piedi): straccio e ramazza e via a lucidare il pavimento della sala. Tanto non c’abbiamo una mazza da fare. Per gradire, alcuni fogli di “sole 24 ore” anche davanti alle casse.

Terzo cliente: “Oh ma guarda un po’ che zerbino originale! arte moderna eh?”

Terzo intervento (la tua testa è un pezzo d’arte moderna): togliamo i giornali, che fanno un po’ sala d’aspetto e stendiamo dei cartoni; fanno molto negozio del centro (almeno nel centro della mia città molti negozi hanno steso cartoni in ogni dove).

Situazione: i clienti vanno sul cartone davanti alle casse e si mettono a ballare il tip tap, stracciando i cartoni.

Ma porca quella zozza non sei capace di stare fermo un minuto? devi strisciare e scalpicciare per tutto il tempo che sei allo sportello? sei in ansia da prestazione? 

Poi finalmente lo sportello si chiude.

Riponiamo carta, cartoni, pezzi d’arte ed altri pezzi.

Finisce la giornata di lavoro.

Nevica, ma è venerdì.

 

 

Cataclismi e aperture

Allerta meteo per il prossimo week end: gia’ da stasera si respira un’atmosfera da tempesta perfetta. Al supermercato dove faccio la solita spesa settimanale (normalmente carrello stracolmo) questa volta parevo un pivellino alle prime armi a confronto dei bilici a doppio carrello che persone cupe in volto facevano sostare davanti alle casse.
Nel frattempo le cassiere/i se la ridevano, commentando la prossima fine della civiltà così come sino ad oggi, conosciuta.
In fila ho riscoperto, pero’, quel senso di unita’ o meglio, solidarietà, che evidentemente deve caratterizzare l’essere umano quando si sente di fronte a prove sovrumane: molta gente faceva passare davanti chi aveva spese con piccole quantità.
Nel frattempo sul fronte bancario, ci si prepara alla nuova era glaciale programmando le aperture degli sportelli su cicli di 15 ore al giorno, senza turni, peggio che nell’epoca della rivoluzione industriale.
Torni immediatamente in filiale, cazzo! sarà la nostra nuova parola d’ordine.
Ma io ho un sogno: vedere la fila allo sportello, alle 20 di sera e rimanere sorpreso di aver pensato: “nel 2012, a chi cacchio viene in mente di andare in banca alle 8 di sera? A far che poi? L’aperitivo? Ostia! Che idea….”regaz! Stasera tutti al bar banca per l’ape”
……
Che idee del cazzo.

Che bella la neve…..

Oggi ho letto un bellissimo e romantico trafiletto riportante una bucolica intervista ad Alberto Tomba in merito alla neve: il campione dichiara di non capire chi non ama la neve; in fondo basta spendere pochi euro per dotarsi di opportune gomme termiche, soldi spesi bene, anziché scialacquarli in borse e scarpe firmate.

Ottimo concetto, condivisibile nell’ottica dell’austerità e della sicurezza, ma invito il campione e farsi in corriera 50 km per andare a LAVORARE considerando che la mia auto, dotata di gomme termiche (comprate risparmiando anche su scarpe e borse firmate, questo è poco ma sicuro) è sepolta sotto un metro di neve e bloccata da un pack artico di circa 3 metri.

Se vogliamo poi aggiungere la levata alle 5 di mattina, sempre per andare a LAVORARE ed il ritorno a casa in 4 ore e 15 minuti (dopo aver LAVORATO) ecco che tutto torna alla perfezione.

Tralascio il delizioso inciso sulla meraviglia di una sciata nel parco di casa propria.

Avessi il parco lo farei pure io.

Vivendo in condominio no, ma questo non è importante, è già tanto avere una casa propria al giorno d’oggi.

Pertanto: ben venga la neve che fa tanto bene alla natura ed alla nostra salute, ma a meno che non siate in ferie oppure bimbi dell’asilo/elementari/medie, non rompete le balle dicendomi “quanto è bella la neve”.

Rating

Difficoltà’ di accesso al credito: se pensate che quello che leggete sul giornale sia, in fondo, l’ennesima forzatura della stampa, ebbene, purtroppo, dovreste ricredervi.
Persiste davvero un fortissimo blocco all’accesso al credito, con un processo valutativo non più basato sull’analisi e sul merito, ma fondato in modo pressoché esclusivo sul “voto” espresso dal rating.
A sua volta il rating (un voto, appunto) e’ fondato su di un processo poco trasparente per gli stessi addetti ai lavori, certamente rappresentativo (per grandi linee) di un andamento sia della vita aziendale che della dinamica della relazione con la banca, ma certamente non suscettibile di diventare la pietra angolare di un rapporto con l’istituto.
Invece, oggi, il ruolo di questo “oggetto” e’ preponderante.
L’esempio palese l’ho avuto oggi, quando ho visto che il prezzo che un cliente dovra’ pagare (in termini di tasso) verra’ stravolto da un temporaneo upgrade del rating a fronte di una storica correttezza.

L’alternativa e’ rappresentata dall’attendere, con tempi e modi incerti, un ridimensionamento del rating stesso.

Come back

Sono passati ormai 2 mesi dall’ultimo post…..mi davo per spacciato….

Il problema è che tra crisi, credit cruch (ed ogni volta che lo scrivo mi viene voglia di un Duplo), obbligo di fare raccolta, acquisition e redemption, beh ragazzi, si perde con facilità entusiasmo.

Ok, basta con questa lagna.

E’ ora di riprendere il filo del discorso lasciato tra un panettone ed una bottiglia di spumante.

Dove sono finite le banche? quelle con la B maiuscola.

Tutti se lo chiedono, molti me lo chiedono.

Probabilmente perse in qualche grande affare, franato miseramente; sotto il peso di alcuni milioni di euro da raccattare su di un mercato asfittico e secco come un limone tagliato e lasciato nel frigo per due mesi. Sparpagliate, probabilmente, su di un territorio, quello italiano, diviso e lacerato, sbatacchiato ultimamente anche da un terremoto che grazie al cielo è stato solo un brivido, una scossa, come per dire, sveglia Italia.

 

Il punto su Banca World

La recente, veloce e repentina, evoluzione dello scenario politico ha scatenato la fantasia giornalistica di un potente Governo delle Banche, pronto a dominare, come un indiscusso despota, il popolo italiano, dimenticando o tralasciando che fino a pochi  giorni fa eravamo governati da un indiscusso Governo degli amanti della gnocco: di fronte all’alternativa e a quello a cui siamo arrivati oggi come Paese e come economia, beh, francamente non saprei cosa sia meglio.

Comunque, per rispondere alla domanda che mi è stata posta tra i commenti al precedente post, dal punto di vista della base bancaria (che è poi quella delle filiali) la situazione  è davvero molto difficile; sgombriamo il campo da patetici pezzi giornalistici (soprattutto telegiornalistici) in merito a epiche code agli sportelli per prelevare i risparmi: personalmente ho avuto due richieste in merito e peraltro poco convinte, tanto che alla fine i soldi sono rimasti dov’erano.

Il sistema bancario italiano, pur con l’enorme difficoltà di liquidità nel quale versa, rimane sostanzialmente solido.

Dall’altro lato, è assolutamente evidente che le banche hanno chiuso i rubinetti e se vogliamo, di questo dovrebbero parlare i media: la scarsa liquidità di cui sopra, ha fatto si che gli istituti si stiano sostanzialmente ritirando dal mercato del credito, perdendo (altra colpa) il ruolo di motore di una possibile (per quanto debole, per quanto lontana) ripresa.

Non sono un economista e non so fornire convincenti e lungimiranti giustificazioni in merito a quanto sta accadendo; posso solo dire che ci sono pochi soldi per tutti; quelli che  vengono impiegati lo sono a tassi sempre più alti (variazioni ormai quotidiane). Fenomeno questo che causa tensioni e stress non indifferenti per noi addetti ai lavori, che siamo poi quelli che ci mettono la faccia nei confronti dei clienti.

Posso dire che questo è il lato frustrante e terribilmente faticoso del lavoro di questi ultimi tempi.

La Banca Indifferente, per cercare di evitare rivolte di piazza da parte degli amati sottoposti, ha organizzato alcune giornate di esilarante terapia di gruppo, mascherata per grandi iniziative di alta formazione manageriale.

La miaPsiche non sa se ringraziare o alzare dito medio.

 

GOVERNANCE

La nuovissima moda bancaria riguarda i temutissimi incontri di GOVERNANCE.

Non so quanti di voi colleghi lettori o quanti di voi mi leggano, ma non appartengono al disastrato mondo bancario, sappiano bene cosa siano questi incontri di GOVERNANCE ed a dire il vero lo vorrei sapere anche io.

Una vaga idea, letteraria quanto meno, mi suggerirebbe l’immagine di una riunione dove persone professionalmente mature e responsabili si scambiano idee e definiscono linee di azione da proporre quotidianamente, nella pratica e nel lasso di tempo predefinito, appunto, in GOVERNANCE.

L’esperienza mi ha dimostrato che gli incontri di GOVERNANCE, sono in realtà degli atti di accusa nei confronti dei responsabili in difficoltà oggettiva, causata dall’attuale situazione economica e dalla sempre più folle ed intricata foresta degli uffici crediti/condizioni vari.

Ma allora, invece di esporre al pubblico ludibrio, leggasi pure gogna semipubblica, i malcapitati di turno (perché tanto i periodi di sfiga professionale capitano a tutti a chi prima a chi poi), non sarebbe meglio che i cosiddetti area manager accendano quella misera lampadina di cui dovrebbero essere forniti al momento dell’incarico e consentano 1) di definire strategie operative percorribili e precondivise con gli uffici centrali 2) essere sufficientemente autorevoli (vs la direzione centrale) ed effettivamente rappresentativi di quella base operativa dalla quale bene o male provengono.

Non ne ho incontrato ancora uno con quel cavolo di lampadina accesa.

Non farà parte del kit.

Probabilmente sarà oggetto di futura GOVERNANCE.

Tempus fugit

Me l’avevano detto, tanti anni fa, che chi aveva fatto studi classici avrebbe avuto una marcia in più nel mondo bancario; profetica rivelazione. Io, stupidamente, ho perseguito la sterile via degli studi “ragionieristici”, così, oggi, mi trovo in serissime difficoltà quando devo scrivere in greco per cercare di fare capire all’ufficio crediti quanto conta per noi un cliente; oppure, oh mio Dio, quando mi viene chiesto un trattato in aramaico antico per proporre condizioni che non siano irricevibili dai più. Non conosco neppure il latino, lingua madre per spiegare ai Luminari della direzione territoriale il perché un cliente ha deciso, stolto ed ingrato, di voltarci le spalle e migrare verso altri lidi.

Lingue classiche, lingue arcaiche: oh numi! quant’è difficile lavorare in questa banca post moderna e nello stesso momento, neo classica,

Dove siete bei tempi passati? dove siete tempi che furono, quando ancora ti chiamavano “ragioniere”, quando era sufficiente parlare italiano (vieppiù alcuni semplici termini inglesi), farsi capire e per capire a nostra volta.

Il tempo fugge e con lui la nostra pazienza.

Perseveranza

Nella gestione di questo spazio ho ricercato una terapica finestra dalla quale gridare il crescente malumore nei confronti di una  modalità socio/lavorativa, a mio avviso, degradante e degradata; l’indubbia validità della scelta  mi ha spinto a perseguire e proseguire il cammino.

Da questo cammino è scaturita la corsa, nel vero senso della parola, altra forma di catarsi da un ambiente davvero avvilente.

La mia personale esperienza mi porta, quindi, a consigliare il binomio corsa-scrittura.

Correndo ad orari improbi ho modo di pensare a quello che sta accadendo nell’ambiente bancario attuale; mi permetto una generalizzazione dei fenomeni in quanto non mi risultano isole felici emergenti da questo mare di melma.

Ritengo, ma non sono ne il primo ne l’unico, che la parte peggiore e drammatica della Crisi la si stia vivendo ora, con strascichi pesanti che ci trascineremo nei prossimi mesi. Indubbiamente, qualunque forma di sostegno alla economia, locale per quanto riguarda la piccola realtà nella quale lavoro, sta venendo a mancare e le tensioni stanno emergendo pesantemente.

Tensioni che si vivono nelle quotidiane telefonate a clienti ai quali si rifiutano operazioni che solo pochi mesi fa sarebbero state concesse in modo pressoché sicuro; tensioni nei confronti di quegli enti di garanzia che, osannati dalle banche fino a ieri (garantiscono per il cliente nei confronti degli istituti fino al 50%-80%), vengono considerati, ad oggi, un semplice accessori (sebbene Basilea gli abbia riservato un ruolo di tutto rilievo), ma assolutamente non fondamentale per l’esito della pratica.

Anche le garanzie reali (titoli o immobili) sono ridimensionati: provate a chiedere un mutuo, oggi per capire cosa intendo.

Signori, il peggio sta arrivando; per chi lavora nell’ambiente viene richiesta molta calma interiore, perché le assurde giustificazioni date dagli uffici crediti, suonano molto più odiose di un semplice : non ci sono soldi per fare impieghi; ma i budget ci sono eccome e vengono ritoccati al rialzo ogni trimestre.

Tenete duro.

 

 

 

 

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